Maximilian Schachmann – Motivazione è il suo secondo nome

Maximilian Schachmann – Motivazione è il suo secondo nome

Con l'ingaggio dell'atleta 27enne Maximilian Schachmann la squadra dell'Alta Baviera BORA - hansgrohe è riuscita a portare a bordo uno dei ciclisti tedeschi più promettenti. Dal 2019 rappresenta i colori BORA - hansgrohe e fortunatamente lo farà anche (almeno) fino al 2024. Uno sviluppo a lungo termine e duraturo rappresenta una priorità assoluta per la squadra. Negli ultimi due anni il simpatico berlinese ha conquistato la vetta della classifica mondiale con le sue prestazioni eccezionali, nel primo anno ha ottenuto sei vittorie, tra cui l'ambito titolo di campione tedesco. Nel 2020 è riuscito a fare anche di meglio, conquistando la vittoria assoluta nella prestigiosa lunga distanza Parigi-Nizza di primavera. Il solido 3° posto nella Classica “Strade Bianche” ha successivamente dimostrato che anche nella particolare stagione breve 2020 si è dovuto sempre fare i conti con Max. Nonostante la frattura alla clavicola subita poco prima del Tour de France, Max ha condotto anche in Francia una gara decisa e notevole.  Max guarda sempre avanti, senza soffermarsi a lungo a rimpiangere un'occasione persa e preferendo piuttosto valutare le numerose opportunità che gli si presentano. Lo ha dimostrato proprio in occasione della sua prima gara del 2021, replicando la vittoria della “Corsa del Sole” Parigi – Nizza in una finale da cardiopalma. Alla BORA – hansgrohe non hanno dubbi: Max continuerà anche in futuro a collezionare successi.

Si ringrazia per le foto:

BORA – hansgrohe / Bettiniphoto

BORA – hansgrohe / Ralph Scherzer

BORA – hansgrohe / Chiara Redaschi

BORA / Stefan Schütz

Uno che sa quello che vuole

Max sembra possedere le qualità necessarie per una grande carriera nello sport agonistico. Non c'è gara che non venga analizzata nei dettagli alla ricerca di errori e di opportunità di miglioramento. Anche dopo i suoi recenti successi Max rimane concentrato e niente lo può fermare. Vuole di più. Quando parla dei suoi obiettivi, non va tanto per il sottile, non ha alcun problema a formulare chiaramente i suoi traguardi. Alcuni possono considerarla arroganza, ma non è altro che sana fiducia in se stessi, determinazione e capacità di concentrazione. Se gli capita di non riuscire a centrare un obiettivo, si prefigge subito il prossimo traguardo, la prossima opportunità. Un'analisi obiettiva delle sue prestazioni e il suo successo gli danno ragione. L'atleta ventiseienne non è affatto ostinato, gli piace scherzare, è un tipo molto aperto, cordiale e sempre disponibile. La sua natura allegra, unita a curiosità e concretezza sono le caratteristiche che lo fanno amare e apprezzare da tutto l'ambiente del ciclismo professionista.

La sorella maggiore di Max, Carolin, che non ha mai perso una tappa del Tour de France in passato, ha trasmesso insieme al padre il suo entusiasmo per il ciclismo a tutta la famiglia. Il momento chiave per Max è stata probabilmente la prima corsa in bicicletta che l'allora undicenne ha concluso al terzo posto. Poco dopo si è unito alla squadra Marzahner RC e successivamente alla Berliner SC, i club ciclistici regionali. Uno dei suoi primi allenatori, Michael Lemke, ha riconosciuto molto presto il suo straordinario talento e, con un allenamento ben dosato, ha posto le basi per la sua futura carriera nel WorldTour. Lemke conferma anche l'opinione generale sul carattere di Schachmann: "Max è sempre stato ambizioso e competitivo, fin dall'inizio". I primi segnali del suo talento erano già evidenti nel tragitto quotidiano verso la scuola che il giovane Max percorreva naturalmente in bicicletta. "La corsa a scuola in bicicletta era obbligatoria e era anche un ottimo allenamento" ricorda Schachmann. Proprio qui ha posto le basi per le sue successive qualità di cronometrista, perché già allora il percorso in bicicletta era una lotta contro il tempo, o più precisamente contro la campanella della scuola. Non di rado perdeva tanto tempo alla mattina e quindi spesso aveva problemi ad arrivare puntuale alle lezioni. A scuola, lo sport non era affatto la sua materia preferita. "Ero un disastro in ginnastica, avevo i voti peggiori." Per Max l'educazione è sempre stata molto importante e così ha conseguito il diploma di scuola superiore a un liceo di orientamento scientifico. Non è stato un momento facile, perché con lo sport agonistico era sottoposto a doppia pressione. Dopo il diploma di scuola superiore si è lasciato quattro anni nella classe U23 prima di passare al professionismo. Altrimenti avrebbe studiato ingegneria industriale. Nel 2013 è arrivata l'offerta del team Thüringer Energie seguito da altri tre team Continental fino a quando non è riuscito ad assicurarsi, nel 2017, un contratto con la squadra belga di WorldTeam Quickstep Floors. Così è cominciata la sua storia di successo.

Una forza mentale straordinaria

Certo, il successo cambia una persona, anche uno come Maximilian Schachmann. Nemmeno lui può negarlo. Anche se improvvisamente il pubblico gli rivolge molta attenzione è in grado di gestire e sfruttare molto abilmente questa pubblicità in modo positivo per se stesso, dal punto di vista sia sportivo che personale. Privatamente, però, il "sunnyboy" di Berlino non è cambiato, anche se subordina tutto allo sport professionistico. Nel 2018 si è trasferito in Svizzera, sul Lago di Costanza, insieme alla sua fidanzata storica, trovandovi le condizioni ideali per allenarsi. "E' davvero difficile trovare una partner in grado di affrontare tutto questo e che non abbia problemi a stare spesso da sola. Le sono davvero molto riconoscente".

Max sa che un ciclista professionista non deve solo essere in forma fisica, ma anche mentale. Dopo gli infortuni degli ultimi anni, che hanno fatto svanire alcuni dei suoi sogni, la sua forza mentale e il suo atteggiamento positivo verso il futuro continuano a impressionare. Una frattura comminuta dell'osso del tallone al Giro di Polonia, un metacarpo rotto al Tour de France 2019 e infine una clavicola rotta al classico Giro di Lombardia che ha quasi compromesso la sua partecipazione al Tour de France 2020. Il coraggioso berlinese possiede la prospettiva sobria necessaria per concentrarsi sul prossimo obiettivo con pensieri positivi. Anche il suo allenatore, il lussemburghese Dan Lorang, che si prende cura anche di Emanuel Buchmann, Lennard Kämna e Pascal Ackermann, gli dà il sostegno di cui ha bisogno. "Voglio avere successo, per questo corro sempre al limite" dice Schachmann per il quale le cadute fanno semplicemente parte dello sviluppo di un professionista.

Un cavallo da tiro con il cuore al posto giusto

Maximilian Schachmann, insieme ai suoi compagni di squadra tedeschi, tra cui Buchmann, Ackermann e Kämna, rappresenta la nuova generazione del ciclismo tedesco. Si sente a suo agio in questo ruolo perché sente la responsabilità di difendere un ciclismo pulito e credibile e di trasmettere valori positivi ai giovani atleti: professionalità, spirito di squadra, disciplina e ambizione.

Oltre ai suoi obblighi verso la squadra e gli sponsor Max sostiene anche cause di beneficenza. Dal 2019 è ambasciatore della fondazione "Right to play" che riunisce bambini e giovani attraverso lo sport, in particolare in Asia e in Africa, e permette loro di crescere protetti dando loro autodeterminazione e accesso all'istruzione. L'impegno della fondazione è stato subito molto importante per lui. "Impegnarmi per queste cose mi rende felice e orgoglioso". E ha già avuto modo di vedere la realizzazione dei programmi in Etiopia.

Mente piena di sogni e obiettivi bene in vista

Max si sente perfettamente a suo agio nella squadra di BORA - hansgrohe. Al momento viene ancora utilizzato in molteplici ruoli, ma insieme vogliamo scoprire nei prossimi anni quali sono le gare in cui ha il maggior potenziale e quale direzione prenderà. Dopo la recente reiterata vittoria assoluta nella prestigiosa corsa a tappe Parigi – Nizza di marzo, il manager della squadra Ralph Denk non è il solo a riconoscere il suo potenziale. "Con questa vittoria si è affermato definitivamente anche come specialista delle corse a tappe”: questo il suo verdetto. "Vedremo fino a che punto riusciremo a farlo sviluppare in questa direzione, ma Max ha sicuramente molte altre qualità, è un buon cronometrista, è forte in montagna e corre bene in volata da piccoli gruppi. Vogliamo aiutarlo a trovare il suo posto negli anni a venire". Prima di entrare a far parte di BORA - hansgrohe Max ha osservato da vicino la squadra. Lo hanno convinto il sostegno individuale e il lavoro meticoloso. "È davvero straordinario quello che Ralph Denk ha costruito nel corso degli anni".

Con i recenti successi, le aspettative sono in aumento. Ma il ventiseienne la prende con relativa tranquillità. "Il mondo dei media si aspetta sempre nuove vittorie. Per me invece il feedback all'interno del team e intorno al team è più importante" afferma.

Che si tratti di vittorie al Tour de France, alle classiche monumento o anche di una sola vittoria del campionato del mondo: per Maximilian Schachmann sono tutti obiettivi e sogni concreti. "Pedalare in maglia arcobaleno per un anno deve essere una sensazione grandiosa". Un sogno che può diventare realtà, senza dubbio, solo se lo si coltiva. E a Max non mancano mai obiettivi e sogni.